Zonaro Fausto

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zonaro_fausto-telaFausto Zonaro nasce il 18 Settembre del 1854 a Masi, in provincia di Rovigo, da una famiglia di modeste condizioni, suo padre, infatti, era un muratore. Il piccolo Fausto, seppur spinto dal padre a intraprendere la stessa sua strada, non è incline a quella vita e già dai 12 anni manifesta il  suo talento e la sua bravura nel disegno.

Tale bravura convince il padre a iscriverlo all’Istituto tecnico e, in seguito,  viene ammesso all’Accademia Cignaroli, diretta da Napoleone Nani. Zonaro riesce ad iscriversi alla prestigiosa Accademia grazie alla generosità di una nobildonna padovana, Stefania Omboni, da sempre impegnata nel sociale. Proprio nell’Accademia Zonaro incontra quelli che poi saranno i grandi pittori dell’Ottocento veneto: Favretto, Dall’Oca Bianca e Milesi.

All’Accademia seguirà il trasferimento a Venezia e l’apertura di una piccola scuola di pittura nel Palazzo Pesaro, sul Canal Grande. Qui realizzerà piccole tele di paesaggio per i turisti e tele raffiguranti scene di vita quotidiana.  Conoscerà, inoltre, colei che sarà la sua futura compagna sia di vita che “di arte”, Elisabetta Pante.

Per  Zonaro si rivela fortunato l’incontro con il Duca Paolo Camerini, che poi diventerà amico e mecenate dello stesso artista. Per lui, realizzerà una serie di pastelli, circa trenta, tra il 1887 e il 1889, di vedute di Napoli e dintorni.

Napoli è stata una città ricca di attrattive per Zonaro innamorato dai suoi colori, dai suoi profumi e dai suoi rumori, tanto da trasferirli su grandi tele. Uno dei capolavori dl periodo è “Il Banditore”, 1886, una delle figure più rappresentative della città partenopea, dove incontrerà uno dei più grandi pittori del tempo, Attilio Pratella.

Nonostante la bravura e le conoscenze, Zonaro non riesce a dominare un’unica piazza, tra i tanti rivali e la concorrenza, così da vivere un forte periodo di instabilità tra Venezia e Napoli, tra il 1885 e il 1888.

In quello stesso anno si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con i grandi dell’Impressionismo. Qui, per un anno, studierà e migliorerà le sue tecniche di pittura. Ne verrà fuori uno stile del tutto originale, un mix di varie influenze, dall’Impressionismo francese, molto più di superficie, sottile e diretto, allo stile italiano, tipicamente ottocentesco, più particolareggiato e colorato.

Nel 1891 Zonaro tenta la fortuna in Oriente, partendo per Costantinopoli, dove lo aspetta la sua  compagna, che nel frattempo aveva  già cominciato a tessere rapporti e reti di contatti per il marito.  Una volta arrivato, il pittore veneto rimane rapito da quella luce e da quell’atmosfera orientale, atmosfera e ambiente che faticherà non poco a riprodurre sulla terra.

Questa è la volta buona, la fortuna bussa alla sua porta. Viene nominato Pittore di Corte dal 1891 al 1896 e il successo sembra non arrestarsi più, tra commissioni e fama, Zonaro, riesce finalmente a farsi notare come pittore.

Aiutato sicuramente dalla sua compagna Elisa, il pittore troverà un forte riscontro persino sui giornali. Sua moglie, dopo un periodo di studio della fotografia a Parigi, pubblicizzerà le opere del marito su tutti i giornali, tra i più quotati e letti nei salotti bene e nelle Ambasciate. La stessa opera “Il Banditore” sarà pubblicata sulla copertina dell’Illustrirte Zeitung di Lipsia.

L’Ambasciatore di Russia, Alexander Nelitov, metterà a disposizione dell’artista una salone dell’ambasciata, dove nascerà poi una scuola che sarà frequentata da buona parte dell’aristocrazia occidentale a  Costantinopoli.

Lo stesso Nelidov, in collaborazione con l’Ambasciatore italiano Panza, presenterà al Sultano l’ultimo capolavoro di Zonaro, intitolato “Il Reggimento Imperiale di Ertogrul su Ponte di Galata”.

Il Sultano, egli stesso mecenate e cultore della pittura, rimase così estasiato dal quadro, ricco di particolari , che lo acquisterà e nominerà l’artista, “Pittore di Corte”, concedendogli ampi spazi per le esposizioni e non solo.

Da quel momento in poi, Zonaro raggiungerà i maggiori vertici. Verrà nominato cavaliere nel 1894, Grand’Ufficiale nel 1898, Commendatore della Corona d’Italia nel 1904. Negli anni successivi nasceranno le sue due figlie Jolanda e Mafalda, e susseguiranno una serie di importanti incontri, tra cui quello in gran segreto con Vittorio Emanuele di Savoia, di cui Zonaro realizzerà due ritratti. Si aggiungeranno l’astronomo francese Camille Flammarion, Winston Churcill,  e il nipote del Sultano. La sua casa diventerà per circa 10 anni luogo di scambio culturale tra Occidente e Oriente.

Ma arriva la fine del Sultano  Abdulamhid, nel 1909 circa. Egli verrà costretto all’esilio dal capo del movimento “Unione e Progresso”, Enver Bey. E a pagarne le conseguenze sarà anche lo stesso Zonaro che dovette rientrare in Italia, non potendo più sostenere le spese della sua dimora a Costantinopoli e risparmiandosi soltanto l’umiliazione.

I successivi saranno anni di lavoro intenso per Zonaro, che non smetterà di lavorare per conto suo e per committenza.  La vita orientale, la vita quotidiana, saranno gli oggetti delle sue tele.

Si trasferisce a San Remo, la Costantinopoli italiana. Apre un atelier, organizza mostre e riscuote successo.

Seguiranno, però, anni difficili e pieni di dolore per lui, infatti, perderà sua figlia Jolanda per una malattia, suo figlio Fausto, volontario nelle Argonne. E il 19 Luglio  del 1929 toccherà anche lui. Con onoranze pubbliche, verrà seppellito nel cimitero monumentale della Foce. Sua moglie Elisa morirà circa 20 anni dopo a Firenze e verrà seppellita nel cimitero di S. Miniato a Monte.

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