Giuseppe Uncini

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giuseppe_uncini_dipintoLo sperimentatore. Colui che ha trasformato il cemento armato in arte. Uno dei massimi artisti del secondo dopoguerra. Sono queste le considerazioni che più frequentemente s’incontrano indagando la figura di Giuseppe Uncini (Fabriano, 31 gennaio 1929 – Trevi, 31 marzo 2008), marchigiano dall’animo artistico, che si forma prima ad Urbino e poi a Roma, ove inizia ad affiancare al suo amore per la pittura quello per i materiali, e soprattutto per l’interazione di essi con lo spazio.

Ferro e cemento, ma anche legno e mattoni, sabbia e cenere, entrano così a far parte della sua produzione artistica; fonda, insieme con altri, Gruppo Uno, per una valorizzazione del ruolo sociale nell’arte. La sua prima opera, Primocementoarmato, non è altro che una ingabbiatura di cemento armato e ferro, ma viene da lui trasformata in opera capace di esplorare il rapporto tra materia e spazio. Già con la serie delle “Terre”(1957-1958), opere realizzate in cemento e carbone, era diventata evidente la sua ricerca di trovare un mezzo espressivo per dare vita alla materia, ma se con “Terre” la materia è ancora informe, con Primocementoarmato la materia acquista forma, diventa plasmabile, ed assume una sua precisa connotazione plastica e spaziale.

È un pioniere dell’utilizzo di materiali innovativi, e se i suoi tondini di ferro in bella vista rappresenteranno il suo “marchio di fabbrica”, daranno anche un forte input alla nascita della “Minimal Art” americana e dell’italiana “Arte Povera”. Una sorta di produzione industriale quindi, che mostra anziché nascondere il processo ingegneristico che l’ha vista crescere: l‘opera non è più soltanto il risultato di una creazione misteriosa, ma porta su di sé, e le espone, le tracce dei metodi utilizzati per darle vita. Questo processo creativo porta l’artista italiano a cercare di dare forma all’ombra, sfuggente per definizione, con opere come “Artifici”, in cui puntando la luce sui tondini di ferro che sbucano dall’opera evidenzia l’ombra da essi creata su una parete di cemento apposta dietro. Nel 1988 riceve il premio Feltrinelli per la scultura.

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