Bison Giuseppe Bernardino

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bison_giuseppe_bernardino-telaGiuseppe Bison fu uno dei più fantasiosi pittori italiani dell’ottocento.

Bison nacque a Palmanova nel 1762, in seguito ad un trasferimento a Brescia, si dedicò allo studio dell’arte del disegno con il  pittore Gerolamo Romani.

Con la famiglia, Bison traslocò nuovamente stavolta verso Venezia dove conobbe Costantino Sedini fu il suo nuovo mentore. Conobbe in quel periodo anche Giannantonio Selva e nel 1787 si diresse con lui verso Ferrara collaborando insieme a lui alla decorazione del palazzo Bottoni.

Quello stesso anno Bison si trovò per un breve soggiorno a Padova dove collaborò con Antonio Mauro, scenografo, e Antonio Visentini famoso per le architetture classiche dipinte con il quale collaborò alla realizzazione del teatro dei marchesi Obizzi. Gli stessi gli affideranno un importante commissione nel 1792 per la decorazione del castello del Catajo di Battaglia Terme, sempre a Padova, e del Palazzo Maffetti-Manzoni in cui Bison applica tutte le sue conoscenze del classicismo settecentesco.

Nel 1793, Bison si trovò nei pressi di Treviso dove si dedicò all’affresco della volta della Chiesa di Sant’Andrea a Venegazzù, l’oratorio di villa Bragadin a Ceggia e le decorazioni nelle ville, Raspi di Lancenigo e Spineda a Breda di Piave.

Ancora a Treviso collaborò con il Selva (1798-1800) affrescando il Casino Soderini e poi si diresse nuovamente a Venezia dove si occupò degli affreschi in Palazzo Dolfin Manin.

Bison dopo poco fu di nuovo in viaggio alla volta di Trieste dove frequentò Matteo Pertsch e lo scultore Antonio Bosa con i quali collaborò alla decorazione di Palazzo Carciotti e Palazzo della Borsa. Incapace di soggiornare troppo a lungo nello stesso luogo, nel 1811, si dirige a Zara dove eseguì alcuni lavori che anni dopo andarono perduti. In questo lasso di tempo Bison acquisì molta fama ed un notevole successo nel mercato dell’arte, soprattutto nel mercato triestino che mostrava una certa predilezione per i suoi paesaggi.

Bison proseguì i suoi viaggi con una penultima tappa a Brescia e poi si trasferì definitivamente a Milano, lavorando ad opere con scarso successo, dove morirà nel 1844.

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