Pittori: Francesco De Rosa (Pacecco)

dipinto pacecco

Giovan Francesco De Rosa, meglio conosciuto come Pacecco, nacque a Napoli nel 1607 e qui fu attivo per tutta la prima metà del secolo.
Molti critici sostengono che sia stato, nel suo lavoro, fortemente ispirato da Massimo Stazione (famoso pittore napoletano del periodo barocco), altri suppongono essere stato un suo allievo. Certamente è riscontrabile l’influenza che ebbe il patrigno, Filippo Vitale, anch’egli pittore, nelle fasi della prima gioventù del De Rosa. Presso la bottega del Vitale, Francesco De Rosa ebbe la possibilità di imparare le nozioni di base della professione. L’influsso che Vitale ebbe su Pacecco è ben intuibile dall’opera, conservata nel Museo di San Martino a Napoli, “La Deposizione” derivata dal celebre dipinto del Vitale.
La stessa opera sarà riprodotta dal De Rosa altre due volte.

Nel 1636 completò due importanti opere, “Il garzone Basilio”ed il “San Nicola di Bari”. Molti dei dipinti oggi ritenuti opera dell’artista sono di difficile datazione e attribuzione, a causa della scarsità di documentazione e fonti bibliografiche e per la similarità con i lavori del patrigno in un periodo in cui i due sicuramente collaborarono a quattro mani. Tale sodalizio terminò con la morte di Vitale nel 1650, ma già a partire del decennio precedente, periodo di fermento dell’attività di Pacecco, si può parlare di un periodo pececchiano per il Vitale.

La bottega del De Rosa vede l’alternarsi di numerosi allievi di elevato livello, ciò la rendono ancora più complicato l’individuazione delle opere appartenenti alla mano di Pacecco, tanto che ci si è affidati, per questo intento, ad una sorta di firma che caratterizzava i quadri dell’autore, la raffigurazione del suo cane presente in numerosi dipinti.

Gli anni ’40 furono il periodo di maggiore rilievo per l’opera del pittore, fu in questi anni che dipinse “ La Madonna ed il San Carlo Borromeo”, in tale opera è possibile riscontrare un allontanamento dalle tecniche e alle forme del Vitale, Pacecco De Rosa, infatti, si dedica all’addolcimento del volto della Vergine.
La sua attività fu contraddistinta da un interminabile numero di raffigurazioni di santi e sante da lui rappresentate, indice della continua richiesta del soggetto, irrinunciabile nelle case dei ricchi napoletani.

Tra le più famose opere della maturità di Pacecco possiamo annoverare “Il Massacro degli Innocenti” ed il “Bagno di Diana”. Dopo la sua morte (1656) la fama dell’artista crebbe senza mai raggiungere alte vette ma mantenendo invariato un ruolo di rilievo nell’arte napoletana del seicento.

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