Vittore Carpaccio

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carpaccio-vittore-telaPittore umanista, non se conosce esattamente luogo di nascita e data ma pare si nato intorno al 1465 a Venezia. Negli anni della sua formazione riuscì ad acquisire uno stile personale, estraniandosi dalle correnti moderne di quel periodo ma sviluppando una pittura molto narrativa come si evince dalla numerosa quantità di tele che s’ispirano alla vita dei santi.

Si narra che il suo reale cognome fosse Scarpazzo o Scarpazo, mentre Carpaccio sarebbe il risultato dell’italianizzazione della sua firma latina Carpatio. Le sue prime opere giovanili risalgono al 1490 rappresentati Le Storie di S. Orsola eseguiti per la cappella omonima in cui si riconoscono uno stile impacciato e ancora molto immatura di cui non è possibile attribuirne la provenienza essendo sconosciute anche le origini della sua formazione.

Le Storie di S. Orsola risulta una delle commissioni più grandi della sua carriera: nove teleri ispirati alla vita della santa tratta dalle Leggende di Aurea. La realizzazione di tale opera non fu eseguita secondo un preciso ordine logico, ma si presume che l’artista abbia operato sulla disponibilità delle pareti, man mano che esse si rendevano disponibili.

La maturazione dell’artista fu sorprendentemente veloce: superati gli impacci giovanili, si avvicinò in breve tempo a uno stile figurativo sicuro e poetico che poteva competere con qualunque artista dell’Epoca. Mentre nelle opere iniziali si nota un’insicurezza prospettica dove manca un centro narrativo focale, nelle opere successive le composizioni sono realizzate con chiara sicurezza prospettica. I dipinti diventano fantasticamente panoramici, con scorci profondi e squadri in prospettiva. I protagonisti, privati da qualsiasi forma di emotività, sembrano quasi sospesi in un ritmo lento e magico, lo stesso che vi si crea sul palcoscenico di un teatro. Luce e colore legano tutti gli elementi del quadro, rendendo il dipinto pieno di dettagli che svelano le minuzie architettoniche e gli aspetti più veri della vita quotidiana, che spesso è rappresentata con grande leggerezza.

L’artista negli anni ebbe svariato incarichi tra cui uno alla Scuola di San Giovanni Evangelista in cui si cimentò nel Miracolo della Croce a Rialto; uno al Palazzo Ducale dove si cimentò in un vasto dipinto noto con l’intestazione “Papa Alessandro III che ad Ancona conferisce al doge Alessandro Zen l’insegna del parasole e Papa Alessandro III che concede l’indulgenza nel giorno dell’Ascensione ai visitatori di San Marco”.  Opere che poi furono distrutte a seguito dell’incendio del 1577 in cui rimasero coinvolte anche opere del Giorgione e del Tiziano.

Nel corso degli anni ebbe numerose commissioni da parte della Scuola di San Giorgio degli Schiavone per la quale capisce dipinti che raffiguravano la vita di San Giorgio; dalla scuola di Santa Maria degli Albanesi per la quale realizzò la Nascita della Vergine, la presentazione di Maria al tempio e il Miracolo della verga fiorita, l’Annunciazione, e la Morte della Vergine e la Visitazione,  facente parte del ciclo Storie della vergine. E dalla Scuola di Santo Stefano per la quale realizzò il ciclo della storia del santo omonimo.

Negli ultimi anni della sua carriera artistica lavorò insieme ai due figli Pietro e Benedetto. Le opere di questi anni perdono di vigore e di forza espressiva, testimoniando l’ormai decadenza dell’artista. Muore probabilmente nel 1526, anche se la testimonianza fornita dal figlio Pietro in quell’anno lo dava già per morto.

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