Tiziano Vecellio

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tiziano_vecellio-operaTiziano è indubbiamente uno dei più conosciuti pittori rinascimentali e grande maestro della pittura tonale. Nato a Pieve attorno al 1488, i suoi dipinti diventarono presto famosi per la loro grande espressività, dovuta ad un utilizzo di colori tono su tono che permette un risalto ma allo stesso tempo un’aggregazione maggiore dei personaggi con l’ambientazione.

Già da giovane si dimostra interessato all’arte e, determinato a ricevere un’istruzione adeguata, si trasferisce a Venezia sotto la guida dei maestri Bellini. Solo poco più tardi, dopo aver lavorato con un altro grande futuro artista, Giorgione, riceve le prime importanti commissioni per la Pala di san Marco e di Santa Maria della Salute, oltre ad affrescare la Scuola del Santo a Padova.

Pochi anni dopo diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia, e conteso tra diverse corti italiane, come Mantova ed Urbino. La sua prima grande opera è la famosa ”Assunta”, realizzata per l’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria dei Frari: inizialmente venne accolto con freddezza perché accusato di teatralità e perché prendeva le distanze dai colori pacati dei dipinti dell’epoca ma tale dipinto fece conoscere il talento di Tiziano, che attirò tantissime richieste.

Dipinse diverse altre pale a carattere religioso e per il duca Alfonso d’Este realizzò tre tele a carattere mitologico per la decorazione dello studio privato, i tre famosi Baccanali, dove si mostrò in grado di rappresentare scene vicine al profano senza risultare mai volgare ma anzi, valorizzando i soggetti.

Tiziano fu un artista molto produttivo, infatti si contano circa 500 suoi dipinti, tra i quali spiccano la “Venere di Urbino”, rappresentazione in chiave moderna della dea classica essendo ambientata in un palazzo rinascimentale, la “Danae”, rappresentazione di un concepimento mitologico, e la “Pietà”, realizzata per la propria tomba ed appunto rimasta incompiuta, terminata poi dal discepolo Palma il Giovane. Muore infatti di peste nel 1576, a Venezia.

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