Mattia Preti

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preti-mattia-telaMattia Preti è stato uno dei più illustri esponenti della pittura partenopea. Conosciuto anche come Il Cavaliere Calabre (fu ordinato cavaliere da Papa Urbano VIII), Mattia Preti nacque a Taverna (Catanzaro) nel 1613. La sua famiglia d’origine non era benestante ma tuttavia ricca di principi morali ed intellettuali. Durante la giovinezza, la sua educazione fu affidata a Don Marcello Anania che gli insegnò le basi del disegno. Il suo amore per l’arte ed il genio artistico naturali erano più che evinte.

Persona eclettica, complessa e molto interessata all’aspetto chiaroscurale, si diresse a Roma nel 1630, dove dimorò presso il fratello, studiando il Caravaggio. Ecco che prese forma il suo talento artistico: lo stile caravaggiesco pervase le sue opere, lo si può notare dalla luce che fa emergere i soggetti dallo sfondo lasciando in ombra tutto il resto, ma anche dalla drammaticità soffusa nei suoi dipinti. Sono di questo periodo gli affreschi di San Giovanni Calibita, San Carlo ai Catinari e Sant’Andrea della Valle.

Dopo aver trascorso circa venticinque anni nella capitale decise di esplorare l’Italia e di spingersi anche oltre i confini per esplorare l’Europa. Ritornò a Roma negli anni quaranta del seicento e s’inserì subito nei salotti aristocratici, fu fregiato del titolo di cavaliere d’ubbidienza dell’ordine gerosolimitano, e si dedicò alle sue prime opere (“Partita a dama” e “Incredulità di San Tommaso” per citarne alcune) affiancato ed ispirato da artisti come Giovanni Lanfranco ed il Guercino.

Nel 1645 decise di proseguire i suoi studi a Venezia dove fra l’altro studiò i dipinti di Tiziano mentre gli inizi del 1650 furono segnati dalla realizzazione di opere monumentali (coro e tribuna di S. Andrea della Valle a Roma) e dalla nomina nella congregazione dei Virtuosi del Pantheon.

Decise di prendere dimora a Napoli, nel 1653, dove continuò i suoi dipinti d’ispirazione caravaggesca, maturando però un suo stile anche grazie all’amicizia con Luca Giordano. Delle opere del 1657 si ricordano in particolare le porte della città affrescate con opere votive durante la peste e i dipinti raffiguranti la vita di San Pietro Celestino e Santa Caterina d’Alessandria, visibili  sulla volta di San Pietro a Majella.

Mattia Preti abbandonò la città partenopea nel 1661 per dirigersi a Malta dove affrescò la Concattedrale di San Giovanni a La Valletta e la Conversione di Paolo nella Cattedrale di San Paolo a Medina ed ancora varie opere sacre per le chiese maltesi, per un totale di circa quattrocento opere.

Morì a La Valletta nel 1699.

 

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