Lorenzo De Caro

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quadro-lorenzo-decaroIl pittore italiano De Caro Lorenzo nasce a Napoli il 29 maggio 1719. Esponente illustre della pittura settecentesca napoletana, De Caro Lorenzo fu pittore particolarmente apprezzato dalla critica dell’epoca, grazie anche alla sua personalissima rielaborazione del Solimena che contribuì a rendere la sua arte unica nel suo genere.

Poco si conosce della sua vita: secondo studi recenti dei censimenti dell’epoca, il De Caro si sposò all’età di ventiquattro anni con la ventiduenne Anna Mariana Bozza, da cui ha due figli. Durante le prime fasi della sua carriera lavorò presso la bottega  “vicolo della Porta Piccola del Rosario”, ai Quartieri Spagnoli dove, secondo i dati riportati nell’Archivio Storico del Banco di Napoli, vi visse insieme alla moglie e i figli.

La pittura del De Caro si sviluppa sotto l’influenza tarda barocca che all’epoca fu elemento predominante dell’arte napoletana. La sua formazione, purtroppo sconosciuta agli atti, è frutto di un recupero certosino dello stile del Solimena, evidenziata dalla presenza di un movimento cromatico che si fonde con il tipico dorato “giordanesco”. I personaggi che animano i suoi quadri riprendono lo stile del Traversi che focalizza principalmente la sua attenzione su esemplari umani che manifestano diverse condizioni del vivere sociale.

Secondo un documento del 1740, l’esordio del pittore italiano si può collocare in alcuni dipinti sacri esposti nella parrocchia di San Germano a Cassino, raffiguranti la Gloria di S. Germano e il Martirio di S. Bertario.

Dal 1746, sempre seconda analisi accurata, il De Caro fu impegnato in diverse attività di restauro tra le quali quelli riguardanti gli affreschi presenti nella sagrestia dell’Annunziata a Napoli e quello della Madonna del Carmine e Santi di S. Gerolamo dei Ciechi, oggi purtroppo dispersa. Al pittore italiano è stata anche attribuita la realizzazione della volta dell’atrio dell’ospedale della Trinità dei Pellegrini, purtroppo andata distrutta.

Furono questi gli anni più proficui dell’artista in cui si ricordano opere quali la Cacciata di Eliodoro dal tempio (Pinacoteca di Bologna), la Vergine di collezione privata napoletana, il bozzetto della collezione Pisani a Napoli per poi arrivare all’apice della sua espressione artistica con la Conversione di s. Paolo e il Trionfo di Giuditta, in cui ci è un esaltazione massima della libertà cromatica resa libera dal rigore degli schemi formali. L’uso di forti contrasti di luce e ombre, e la voglia di sbarazzarsi dei formalismi disegnativi, testimonia la ricerca spasmodica di uno stile personale che entra in netto contrasto con l’arte convenzionale dell’epoca in cui ci si avvicina più all’aspetto reale della vita che a quello puramente rappresentativo e metaforico. Cosa ulteriormente evidente nel personaggio, tra il Trionfo di Giuditta, in cui vi è una rappresentazione quasi “festosa” del personaggio in questione rilevando più la sua anima di popolana che di cortigiana.

Nel 1760 realizzò diverse opere per chiese di Napoli, tra cui si ricorda l’ultima, opera, l’Allegoria della Fede (1761), realizzata per conto della S. Maria della Pazienza alla Cesarea.

Morì nel 1777 alla sola età di cinquantotto anni nella sua amata città di Napoli.

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