Gerolamo Induno

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induno-dipintoGerolamo Induno, illustre pittore italiano, nacque a Milano nel 1825. Durante gli anni della sua formazione frequentò l’Accademia di Brera dall’1839 al 1846 e fu alunno di Luigi Sabatelli.

La sua prima esposizione avvenne nel 1845, in una mostra braidense con alcuni dipinti frutto di uno studio dal vero e una “Scena dai Promessi Sposi”. Seguì un’altra esposizione nel 1848, a Firenze, con “Interno di cucina”. A Firenze decise di arruolarsi come volontario spinto da un grande sentimento patriottico e contribuì a salvare Roma dagli assalti francesi.

Tuttavia venne ferito e fu portato a Milano ed affidato alla protezione del conte Giulio Litta. Negli anni a seguire si dedicò a numerose esposizioni a Brera con opere come “Trasteverina colpita da una bomba”, “La difesa del Vascello e Sciancato che suona il mandolino”, “La nonna” e “Povera madre”.

Fra il 1854 ed il 1855 è di nuovo al fronte, con i bersaglieri, nella campagna di Crimea dove eseguì bozzetti, nonché resoconti in immagini che poi espose negli anni successivi come “La battaglia della Cernaia”. Sempre nel 1855 prese parte all’Esposizione Universale di Parigi riscuotendo molta ammirazione e critiche favorevoli.

Induno Gerolamo si affermò quale interprete ufficiale dell’epopea risorgimentale grazie al suo esser sempre presente fra le file garibaldine e decise di non dedicarsi più alla pittura di genere ma solo di mettere la sua arte al servizio della patria.

Negli inizi degli anni ’60 dell’ottocento, Induno Gerolamo si dedicò a vari quadri celebrativi come “L’ingresso di Vittorio Emanuele II a Venezia” e “La morte di Enrico Cairoli”. Negli anni ’70 dell’ottocento prese parte anche a diverse imprese decorative, come le Allegorie di Roma e di Firenze per i nuovi ambienti della Stazione Ferroviaria di Milano e il sipario con il Giorno del plebiscito di Napoli per il teatro di Gallarate.

Verso la fine del decennio la pittura di Induno Gerolamo cambia rotta ed egli è più propenso verso i soggetti di gusto neosettecentesco particolarmente in voga all’epoca. Morì a Milano nel 1890.

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