Ceruti Giacomo Antonio Melchiorre

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Ceruti-Giacomo-OperaGiacomo Antonio Melchiorre Ceruti soprannominato il Pitocchetto fu un pittore italiano molto apprezzato per il suo stile tardo barocco. Uno stile pittorico che spaziava dalle scene di genere, ai ritratti, ai soggetti sacri. Il suo realismo è davvero particolare: è meno teatrale del Caravaggio, meno drammatico, più disincantato.

La sua ottica realista non è un’indagine sociale o politica ma semplice spirito artistico di chi vuole interpretare il mondo degli ultimi, dei poveri. Ritraeva i fanciulli obbligati a lavorare, le donne  al lavoro, i contadini, i mendicanti, i poveri (i Pitocchi per l’appunto) sempre senza satira ma con molta umanità. I suoi dipinti sono ritratti di momenti reali non ricostruzioni pittoresche, ecco cosa rese davvero grande la pittura di Ceruti.

Nacque presumibilmente a Milano, nel 1698. Si conosce ben poco della sua infanzia e della sua formazione artistica. Si sa invece che nel 1720 si trasferì a Brescia dove fu soprannominato Il Pitocchetto per i soggetti dei suoi quadri.

La prima opera attribuitagli è “Il ritratto del conte Giovanni Maria Fenaroli” del 1724 in seguito altre opere gli verranno attribuite ma su altre rimarrà il dubbio.

Già nel 1734 fu dedito ai dipinti sacri raffigurando la Madonna del Rosario per la chiesa di Santa Maria d’Artogne. Due anni dopo partì per Venezia, vi soggiornò un anno e poi raggiunse Padova dove dipinse la pala con il battesimo di S. Giustina per la Basilica di Sant’Antonio e si dedicò anche alle nature morte.

Tornò a Milano nel 1740 per poi recarsi a Piacenza per dipingere la pala della chiesa di Sant’Alessandro e per dedicarsi ad un ciclo di tele per il Palazzo Bussetti a Tortona. Questi sono gli anni in cui la maturità dello stile emerge nei dipinti del Ceruti rendendo la sua attività molto più proficua: le pale in particolare, rispetto all’inizio sono più accurate, meno mediocri. Di questo periodo inoltre sono le undici tele della chiesa di Santa Lucia a Padova, a lui attribuite.

Nel 1746 probabilmente tornò a Brescia per dedicarsi alle richieste delle famiglie della borghesia, dipingendo scene di genere mentre negli anni cinquanta del settecento ritornò nuovamente a Milano per dedicarsi alla ritrattistica ma anche ai temi pastorali, rivelando uno stile artistico ancor più sopraffino. Morì a Milano nel 1768.

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