Antonio Fontanesi

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fontanesi_antonio-operaEsponente della scuola del Minghetti, che determinò il passaggio dall’arte decorativa alla pittura murale, fu molto apprezzato dalla critica italiana della metà dell’ottocento che lo considerò un pittore all’avanguardia, degno esponente di una realtà artistica in evoluzione.

Antonio Fontanesi, nacque a Reggio Emilia il 23 febbraio 1818, penultimo di sette figli, ebbe un’infanzia segnata dagli stenti e dalle difficoltà, cosa che rese il suo animo molto malinconico e idealista, indole che confluì quasi totalmente nei suoi quadri.  A quattordici anni s’iscrisse alla scuola di belle arti di Reggio e fu subito ben voluto dal professor P. Minghetti, vera e propria figura di riferimento che lo incoraggiò e sostenne anche dopo gli studi. Nel 1842 iniziò a lavorare come scenografo presso il teatro di Reggio Emilia, dipingendo scene della Fausta e della Sonnambula per la stagione lirica del Carnevale.

La sua incredibile voglia di lavorare e la sua passione per l’arte lo portò negli anni a dedicarsi totalmente all’arte: inizialmente iniziò a decorare case private, arricchendole di fiori, paesaggi in prospettiva mettendo in pratica tutta la sua naturale propensione all’arte decorativa.

Il suo interesse per la politica lo portò ad avvicinarsi A. Conzetti, proprietario del Caffè degli Svizzeri che gli affidò il compito di rinnovare le pareti del locale con i suoi dipinti. Nel 1847, la Fontanesi, ormai notevolmente apprezzato, decise di proporre al podestà la ristrutturazione e la rivalutazione dei fatiscenti locali sovrastanti, la Trinità, al fine di usufruirne come abitazione e atelier facendosi ovviamente onore delle spese dei lavori. La mancata corrispondenza da parte del podestà, costrinse il Fontanesi a lasciare Reggio Emilia e a spostarsi a Torino dove, da volontario, partì per la prima guerra d’indipendenza. La crudeltà della guerra segnò ulteriormente il suo carattere schivo e malinconico.

Nel 1850 si stabilì a Ginevra, dove riuscì a ottenere in poco tempo, stima e rispetto. Furono questi gli anni in cui il pittore schivo e riservato si trasformò nel pittore “alla moda” che riempie l’album di ritratti facili, di amici, realizzati con pastelli delicati o con il carboncino evidenziando la sua tendenza ad avvicinarsi al chiaroscuro.  Nel 1855 lasciò Ginevra e si recò a Parigi per l’Esposizione Universale, entrando così in contatto con il movimento romantico- naturalista francese. Furono questi gli anni in cui il suo stile artistico subisce un cambiamento radicale: abbandonato il suo passato da scenografo e da decoratore, avvicinandosi a un nuovo stile maturato negli anni che si resero concreto nella realizzazione del Mattino (1855).

Negli anni a seguire la sua notorietà raggiunse livelli notevoli, tanto che fu presente all’esposizione del 1862 a Torino con La sorgente, Dopo la pioggia, Il piccolo stagno, La quiete, La strada dei campi (Torino, Galleria Sabauda) e Un mattino d’ottobre (Roma, Galleria naz. d’arte moderna). Si avvicinò all’insegnamento riuscendo nel 1869 a ottenere la cattedra di paesaggio alla Reale Accademia Albertina di Torino, città dove vi si stabilì e dove vi realizzò i suoi maggiori capolavori. Di questi anni fu: Aprile, opera esposta a Vienna, caratterizzata da una cupa pastosità, e da un gioco di toni caldi e freddi che la rendevano monocroma; Bufera imminente del 1874, un vero e proprio capolavoro elogiato dalla critica, in cui gli unici esseri viventi presenti, i due buoi con la sola gravità, potenza dei loro corpi risalta l’incombere inesorabile della tempesta, creando una sorta di sospensione e attesa del momento.  E Solitudine (1875) in cui si manifesta la sua vena malinconica e provata dalla vita con le sue tonalità cupe e volte all’oscurità.

Dopo innumerevoli viaggi che lo portarono sino in Giappone dove v’insegnò per due anni, si ritirò a vita privata a seguito di problemi di salute. Visse gli ultimi anni della sua vita a Torino, dove si spense nel 1882.

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