Celentano Bernardo

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bernardo-celentano_operaBernardo Celentano nacque a Napoli nel 1835. Si dimostrò sin da subito incline all’arte della pittura, studiandone le tecniche  dapprima con il maestro Luigi Stabile e in seguito all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, sotto la guida di Camillo Guerra e di Giuseppe Mancinelli.

Uno dei suoi primi dipinti antichi,  Un inutile pentimento (Roma, Gall. naz. d’arte moderna), venne premiato alla mostra napoletana del 1851. In quell’occasione conobbe Domenico Morelli, caposcuola della pittura napoletana ottocentesca, con il quale strinse una grande amicizia e che di  Celentano ha anche lasciato un celebre ritratto, conservato anch’esso alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Conseguito nel febbraio 1853 il primo premio della Scuola superiore di pittura con il dipinto Ulisse e Diomede che rapiscono il Palladio, partì per Roma, dove si esercitò a copiare, secondo le regole mancinelliane, i grandi maestri del Rinascimento, soprattutto Raffaello, osservando con attenzione i quadri dei maggiori artisti contemporanei.

Ne 1856 ebbe finalmente l’opportunità di intraprendere un viaggio d’istruzione artistica, durante il quale entrò in contatto con diverse realtà e si rese conto delle tantissime innovazioni attuate da diversi artisti.

Cominciò il suo distacco dalle regole accademiche ed il tentativo di rinnovare il suo linguaggio pittorico.

Insieme a Morelli ed a Filippo Palazzi, Celentano fu infatti animatore del movimento verista di quel secolo.  I suoi intenti erano mettere in risalto la psicologia dei personaggi  e ricostruire l’evento storico basandosi su documenti e sopralluoghi, non tralasciando l’ambientazione della scena e i valori luministici desunti dal vero. Opere che riflettono questo passaggio pittorico sono senz’altro il dipinto Arco di Tito ed i ritratti La marchesa Ferrarelli Il pittore Ruggiero.

L’opera di Celentano si basa soprattutto su ritratti e quadri di soggetto storico. Tra i dipinti antichi più importanti si ricordano Il Doge, Il Tasso infermo a Bisaccia ed il più famoso Il Consiglio dei Dieci.

Morì a Roma, nel 1863.

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