Bechi Luigi

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bechi_luigi-dipintoBechi Luigi impiegò il suo straordinario talento per produrre dei dipinti antichi, la cui naturalezza e fedeltà al vero lo resero un illustre pittore italiano. La resa cromatica, i gesti, la prospettiva rendono le opere di quest’artista delle immagini vive, reali, sia che si tratti di ritratti che di scene d’intimità domestica.

Bechi nacque a Firenze nel 1830. Già a tredici anni fu allievo del Bezzuoli e del Pollastrini, quindi s’iscrisse all’Accademia di Firenze per approfondire lo studio e delineare un proprio stile pittorico. L’esordio del Bechi ebbe luogo alla Promotrice di Firenze (1853) dove espose uno dei suoi più famosi dipinti “Cristoforo Colombo alla Rabida”.

Negli seguenti lavorò a diverse opere vertenti sul tema storico-letterario come: Michelangelo che veglia il servo Urbino, Cimabue vede Giotto che disegna la pecora e Agar ripudiata da Abramo.

I dipinti del Bechi

Un’occasione interessante di studio ed osservazione gli si presentò, quando nel 1855 andò ad un’Esposizione a Parigi con un gruppo di artisti del Caffè Michelangiolo.

Nuovi spunti per i suoi quadri gli giunsero inattesi da una campagna militare, nel 1859 difatti si trovò sul fronte per la guerra d’Indipendenza. Il frutto di quest’esperienza prese forma nel dipinto “II marchese Faldini salva la vita al colonnello de Sonnaz a Montebello” che fece concorrere nella sezione “episodi militari” del concorso Ricasoli.

Quindi decise di orientare le sue tele verso un soggetto più risorgimentale e dipinse “Allarme di zuavi al levar del sole” che mostrò al pubblico nel 1861. In questi anni e nel decennio successivo, il Bechi sperimentò sempre più approfonditamente la pittura dal vero e la pittura di genere, con predilezione per la ritrattistica dei bambini. Negli anni avvenire il famoso pittore tenne diverse esposizioni a Firenze ma anche a Londra, Genova e Parigi.

Si trovò nuovamente al fronte, nel 1866 e fu tenuto prigioniero per diverso tempo a Bazzecca. Liberato gli giunse la notizia di una cattedra all’Accademia di Belle Arti, dove si occupò dell’insegnamento e dei concorsi (1870).

Morì a Firenze nel 1919.

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